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Egregio presidente, egregio sindaco

23 Febbraio 2012 alle 18:00

Condivido in toto la lettera a Napolitano scritta dal sindaco di Perfugas Mario Satta, nella quale si elencano uno dopo l’altro gli storici problemi della mia terra, la Sardegna. Due su tutti: le servitù militari (“Mi chiedo perché ben 35 mila ettari del territorio sardo siano ancora vincolati da uso militare, e lo stato italiano – di cui Lei è la massima rappresentanza – guadagna ogni giorno svariati milioni di euro per le sperimentazioni belliche che vi si svolgono mentre la gente delle aree limitrofe le basi si ammala di cancro. L’Italia guadagna e i sardi muoiono”) e i crediti miliardari col governo nazionale (“Mi chiedo perché non rispettate le nostre leggi e in particolare l’articolo 8 del nostro Statuto di Regione Autonoma, che prevede la restituzione dei sette decimi delle imposte fiscali. E’ dal 1991 che lo stato italiano trattiene per sé questi soldi al punto che oggi il suo debito con la Sardegna è di ben 10 miliardi di euro”). Benissimo, quindi, ha fatto il sindaco a pubblicizzare educatamente e civilmente, con questa lettera, il suo gesto di rifiutare il saluto al presidente in visita. Da sardo, devo però rilevare che in questo scritto manca una qualsiasi autocritica nei nostri confronti. E’ troppo forte la rabbia del momento, forse, per avere la lucidità di ammettere le – anche qui – storiche colpe della nostra isola: un popolo iper-frammentato (a fronte di una finta unità di facciata), un atavico fatalismo misto a rassegnazione, fortissima invidia delle altrui fortune, grave incapacità di intraprendere attività economiche a favore dell’isola (gli aerei ce li ha portati l’Aga Kahn, i traghetti la Campania e La Liguria, le ferrovie non le abbiamo mai avute, le strade lasciamo perdere). Insomma, giuste le recriminazioni del sindaco di Perfugas, ma abbiamo molti mea culpa da elencare e dai quali trarre la rabbia per rinascere. Ognuno faccia la sua parte, a partire dal presidente Giorgio Napolitano: gli stringeremo la mano la prossima volta.

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