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Le rubriche del Foglio in mente e Ligabue nel cuore

15 Febbraio 2012 alle 11:15

Le rubriche del Foglio sono lampi di raffinata intelligenza e costituiscono il valore aggiunto del giornale. Smorzando l’abituale tono burlesco, qualche giorno fa Andrea ha stilato un decalogo secondo il quale una buona rubrica deve essere: modesta nelle intenzioni; bonaria nelle critiche; cauta nel giudicare gli altri; rigorosa nel giudicare se stessa; circospetta nel trattare temi politici; parca nell’uso di neologismi; prudente nell’affrontare problemi sociali; restia nel toccare argomenti culturali non conosciuti a fondo; scurrile q.b. per mostrarsi popolare; ipocrita solo il necessario. Salvo confessare di contraddire spesso tutte le regole per avere successo. Data la relativa ampiezza della sua rubrica, Andrea la può condurre come se guidasse un missile in accelerazione costante fino al botto finale. Tutti gli altri mostrano di essere in qualche difficoltà, ma nessuno quanto Maurizio Crippa che deve partire e colpire in una riga e mezza, massimo due. E’ vero che non ha una rubrica e occupa un piccolo spazio in cima alle lettere al direttore, ma risulta prezioso per trafiggere chi crede di poter leggere il giornale cominciando dalla fine. Gli sono nel cuore perché essendo anch’io senza rubrica, mi accontento di dire la mia su Hyde Park, e quando ci riesco ne godo. Ma resto in attesa perché, come dice Ligabue, “chi si accontenta gode così così”.

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