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Le espressioni spiazzanti di alcuni ministri

7 Febbraio 2012 alle 19:30

Il Direttore vede qualcosa di positivo in certe espressioni spiazzanti di alcuni ministri dell’attuale Governo. Una sorta di innovazione rispetto al “politicamente corretto” dei politici finora conosciuti. Il fatto è che quel linguaggio era declinato spesso in politichese, e ciò era negativo al massimo perché non del tutto chiaro, anzi spesso fumoso e farraginoso, volto al nascondimento di una realtà che per lo più appariva indefinibile. Oggi la franchezza di un linguaggio che vorrebbe essere non mistificatorio, non ha portato molta chiarezza, a ben guardare. L’ineluttabilità del lavoro non stabile sembra certa, sì, ancorché propinata con troppa inqualificabile disinvoltura. Ma resta, tutta, la fumosità di un lavoro che giovani intraprendenti dovrebbero inventarsi qualora non trovassero un posto, fisso o no. È grave, a mio parere, che si scoraggino tanti giovani ancora disoccupati e quelli che, oggi studenti, domani dovranno lavorare com’è nell’ordine delle cose, dicendo loro che il futuro lavorativo fin da ora si presenta senza certezze di stabilità. Il lavoro precario, con tutte le conseguenze negative che implica (così era ieri, lo è oggi, lo sarà domani), non è mai piaciuto a nessuno. L’intraprendenza, necessaria per adattarsi ad una sconcertante situazione di mobilità, verosimilmente non è di tutti. Prima di sbandierare certi slogan, bisognerebbe mettersi nei panni altrui. E, soprattutto, astenersi da accenni di ironia anche blanda, facile quando ci si sente fuori dalla mischia.

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