cerca

L'eterno dilemma: pubblico o privato?

6 Febbraio 2012 alle 21:19

I moderni Soloni dovrebbero spiegare perché il panorama del lavoro comprende due diverse macro-realtà (quella autonoma e quella dipendente) mentre il sistema fiscale coagula i due settori (il pubblico e il privato) applicando norme ,controlli,balzelli,sanzioni diversamente cogenti e punitivi.A fronte di questa dicotomia esistenziale (lavorativa e comportamentale ) tutta sbilanciata contro il lavoro autonomo esiste una discriminazione sulla ricchezza prodotta da un cittadino a rischio (il privato) rispetto a quella prodotta da un cittadino protetto(il dipendente, ancor più se pubblico ). L'utilizzatore finale dell'imposta sul reddito (lo Stato) si presenta puntualmente a chiedere "il pizzo" , come nel medioevo gli sgherri del valvassore. Il "redde rationem" è un imperativo statalista valido solo per il coraggioso lavoratore autonomo sul cui capo pende l'odioso "solve et repete" posto in atto dagli scherani di Equitalia. Lo Stato può permettersi di dilazionare ad libitum i pagamenti dovuti al settore privato,talvolta non pagando neanche i tassi minimi e sottraendosi ad ogni sanzione .Una società è liberale quando lo Stato ha gli stessi doveri del singolo cittadino. La morale pubblica non dovrebbe permettersi di essere permissiva verso se stessa e più crudele verso il singolo cittadino.Inoltre:perché Papa' Stato non appronta un sistema di "ammortizzatori sociali" per i lavoratori autonomi che - per cause economiche estranee alla loro responsabilità- sono invece ampiamente previste per i figli di primo letto( specialmente i lavoratori dipendenti di ogni ordine e grado)?

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi