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Il banco vince sempre

1 Febbraio 2012 alle 17:30

Il patto sociale moderno prevede la cessione della libertà naturale in cambio della assicurazione sulla vita. Tale assicurazione alla sopravvivenza oggi ha preso il volto del wellfare, esoso per le finanze pubbliche, specificamente riguardo all’istruzione e assistenza medica. Ora in tempi di vacche magre si parla di una riduzione dei costi sanitari introducendo ticket anche sulla fornitura di sussidi a patologie gravi e croniche; poiché se si deve risparmiare è bene – si pensa – cominciare dai capitoli di spesa più emorragici,e soprattutto dai vecchi (pannoloni, bombole di ossigeno, cateteri, ecc.) senza timore di venire meno al patto sociale. Questo non prevedendo lo scioglimento dello stesso in caso di insolvenza dello Stato o introduce ingiustizia o spinge la parte soccombente a ricorrere a forme surrettizie di rivalsa (l’evasione fiscale). Eppure basterebbe intervenire su un capitolo di spesa mortale per il bilancio statale. L’istruzione pubblica non è compresa nel capitolato contrattualistico originario e dovrebbe essere riservato alla libera scelta delle famiglie. I costi relativi potrebbero essere defiscalizzati e lo Stato ne riceverebbe grande vantaggio, soprattutto per il fatto che ci sarebbe più vigilanza sul prodotto ricevuto in cambio di un investimento. All’estero già accade che chi voglia andare all’Università contragga un debito personale garantito da restituire a tempo debito; molti in America si arruolano per guadagnarsi i corsi universitari al loro congedo, senza contare che essendo le banche interessate al rientro dei loro finanziamenti sarà più difficile che conclusi gli studi si resti senza lavoro. Basterebbe abolire il valore legale dei titoli di studi, trasformare le Università in fondazioni e aprire all’istruzione tecnica presso i comparti industriali nazionali, divenuti simultaneamente centri di produzione e di formazione professionale. Ma che destino avrebbero tanti professori, che insieme agli avvocati assediano l’Italia?

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