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Grosse Koalition all'italiana. Il problema è farla senza chiamarla così

31 Gennaio 2012 alle 13:11

Il passaggio cruciale dell’editoriale: ”…il Partito socialdemocratico, dopo il voto, aveva una maggioranza teorica spendibile a sinistra con i Verdi e con la Linke di Lafontaine, ma si scelse una scommessa spericolata e rivelatasi vincente”, è la riprova che quando si privilegia l’interesse comune su quello delle parti, i risultati arrivano. Martedì 11 Ottobre 2005. La Germania tira un sospiro di sollievo e con lei tutta l’Europa, che spera in una ripresa dell’economia tedesca che avrebbe effetti benefici per tutti i paesi dell’Unione. Non possiamo oggettivamente aspirare al ruolo di locomotiva, ma possiamo certamente, con vantaggi per tutti, mollare quel freno a mano che teniamo tirato da ormai troppi anni. Certo la riforma dei regolamenti parlamentari, scritta in comune, non è la stessa cosa. Ma da cosa nasce cosa. Al netto della propaganda e di forzature ideologiche, la distanza politica tra A B C non è, nei fatti, maggiore di quella che c’era allora tra SPD e CDU-CSU. Infatti è già palpabile l’allarme nelle file di quel vasto settore d’interessi politici, economici, istituzionali e sindacali che hanno sempre vissuto e vogliono continuare a vivere sul conflitto, massimalista, radicale tra centrodestra e centrosinistra. All’Università di Bologna e all’Infedele sono iniziati i fuochi di sbarramento. Ci attendono momenti intriganti. E’ provato che per sviluppare bene un progetto bisogna sempre partire dall’ABC. Appunto.

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