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Dal ‘De natura deorum’ alla coprosofia gallica

27 Gennaio 2012 alle 16:30

A margine dello spigoloso dibattito sullo spettacolo teatrale di François Boespflug viene spontanea una riflessione sui collegamenti tra i concetti fondamentali di una teosofia della natura e una concreta riduzione della stessa a livello linguistico-semiologico. Non sarà un caso se i concetti fondamentali di tale connessione sono stati da sempre convertiti volgarmente e ricorrono impetuosamente nel linguaggio corrente, senza distinzione di classe o di cultura. Basti pensare al ‘Merde!’ e allo ‘Scheisse!’ di oltralpe, allo ‘Shit!’ e alla ‘Mierda!’ di oltreatlantico, per non parlare del nostro binomio ‘uomo-escremento’. Il collegamento tra la massima espressione del creato e l’infimo stato della materia dà il senso e la visione dell’ultima istanza della natura: una ardita architettura che si riduce in polvere, arrivando a concludere che l’esistenza è il risultato definitivo di un humus divino!

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