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Mestieri indesiderati e peccaminosi, anche in tempo di crisi.

26 Gennaio 2012 alle 14:00

Ma piastrellisti, fabbri, idraulici, falegnami, elettricisti, sarti e quant’altre categorie di benemeriti lavoratori non meno necessari quanto pubblici esercenti, edicolanti, benzinai, tassisti, notai, avvocati, farmacisti e parafarmacisti…. esistono ancora? Dove sono? Si provi a reperirli in qualche buio scantinato ed a richiederne l’opera: si avrà, se va bene, una “lista di attesa” inferiore solo a quella prevista per il rilascio di un qualsiasi certificato alla Motorizzazione Civile. E siccome la liberalizzazione non serve a liberalizzare attività già libere, viene come il sospetto che alla moltitudine di precari, disoccupati, inoccupati, studenti sfigati, poveri e poveri-relativi, tali attività appaiono evidentemente meno desiderabili delle lunghe attese per impieghi in lavori “socialmente utili” con speranza di inserimento in qualche Ente regionale-provinciale-comunale, cooperativa o comunità montana “socialmente indispensabile”. Oppure, qualcuno deve aver raccomandato a costoro di tenersi alla larga da tutti quei pericolosi mestieri proverbialmente fucina di evasione fiscale, che espone tutti al peccato. E la raccomandazione deve aver sortito il suo bell’effetto: sono estinti.

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