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Il Bersaniano doc: luci, ombre e contraddizioni

26 Gennaio 2012 alle 13:15

La indubbiamente brillante mente di Matteo Orfini si chiede e ci chiede perché mai il Pd debba “…purificarsi da chissà quale peccato originale”. Già, dov’è questo peccato? Non esiste. Diventa molto interessante quando afferma con chiarezza: ”E chi l’ha detto poi che il nostro partito, ora che appoggia il governo Monti, debba rinunciare all’idea di essere il perno della ricostruzione della sinistra del nostro paese?”; e quando precisa: “La mia idea, la nostra idea, è, piuttosto, quella di andare a semplificare il sistema politico provando a essere il motore della nascita di un nuovo Pse in Italia”. Questo significa, in parole povere ma significative, che la sinistra nel suo complesso, dalla Bolognina in poi, non ne ha azzeccata una che sia una. Intrigante. L’importante è che si renda conto della portata delle sue parole e delle implicazioni che comportano. Altrimenti si rimane nel mondo magico dei sogni del cerchio magico. Poi, però, leggendo il suo commento a quanto scritto da un senatore del suo partito: ”… ma l’idea che il modello Marchionne, un modello in cui viene ridotta la democrazia sindacale e in cui viene barattato il diritto alle tutele dei lavoratori con presunti investimenti possa diventare un modello da discutere in Parlamento …”, si capisce che qualcosa di vecchio persiste e riaffiora. Qualcosa che non ha neppure il rango di peccato ma le vesti di una monotona litania. Che non c’entra nulla col Pse.

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