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Per dirla con Bagnasco. E con Battisti

24 Gennaio 2012 alle 18:00

Le leggi si rispettano e le tasse si pagano, ovvio. Ma essere riusciti a fare dell’evasore fiscale la causa e non piuttosto l’effetto del famelico fabbisogno pubblico italico è stato… un peccato (per dirla con Bagnasco). Infatti, in giro, il contenimento di una tale fame è vissuto dai “virtuosi” non come un dovere di giustizia ma come necessità indotta dall’insufficienza di risorse: quelle sottratte dai “peccatori” all’erario, ca va sans dire. Infatti, in giro, piuttosto che interrogarsi sulle responsabilità di ciascuno nella propria contribuzione al bene proprio e di tutti, si è indotti a concentrarsi sulla percentuale di taglieggiamento dei beni altrui per la contribuzione al proprio, di bene. Infatti, in giro, c’è come una guerra civile di fazioni l’un contro l’altra armata. E, ardisco, questo a me pare… un peccato (sempre per dirla con Bagnasco), personale e sociale. Che convincerà altri peccatori (sempre per dirla con Bagnasco), magari quelli taglieggiati del 50 per cento e più del reddito prodotto che tentassero di occultarsi all’erario, ad auto-assolversi (tanto ai confessionali non c’è mai nessuno) confortati dal pensiero che le proprie siano, tutto sommato, solo “innocenti evasioni” (per dirla, questa volta, con Battisti).

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