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Scatolette

23 Gennaio 2012 alle 18:30

Ho letto da qualche parte in rete che per dare una scatoletta non servono laurea, camice bianco e distintivo dell’ordine; beh, su quest’ultimo punto si può discutere, ma comunque serve molto di più. Chi entra in una farmacia non lo fa per fare shopping o per passare il tempo, lo fa perchè deve comprare farmaci che vanno dalla semplice aspirina ai salvavita. Davanti al bancone passano persone che oltre alla scatoletta chiedono non solo consigli semplici, ma soprattutto chiedono di essere ascoltate, non pretendono la risposta ai loro problemi, chiedono semplicemente quello che il Papa ha detto essere il primo dovere dei farmacisti: portare un soffio di umanità. In un lavoro che sta diventando sempre più burocratico e spersonalizzato, tra, clienti che ci insegnano il mestiere perchè “l’ho letto su internet”, altri che se la prendono con noi perchè non hanno il coraggio di prendersela coi medici che prescrivono farmaci costosi seminando il terrore dei generici, e certi titolari che sostengono che l’errore peggiore dei dipendenti è quello che provoca danno economico (e il danno alla salute?), quelle parole mi aiutano a continuare a stare lì non solo per la busta paga.

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