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Schettino e l’Italia sull’attenti

19 Gennaio 2012 alle 09:00

Ci mancavano i garantisti ad unirsi al coro della gogna senza attendere neppure l'esito dell’interrogatorio e dell’inchiesta sulla condotta del comandante Schettino. Non difendo nessuno né accuso alcuno. Sono profondamente addolorato per quanto accaduto nel mare dell’Isola del Giglio. Ma quest’Italia sull’attenti agli ordini perentori del capitano de Falco (proposto subito a capo del governo), alla richiesta urlata da toni da istituto luce dell’elenco dei morti divisi per categorie (anziani, donne e bambini) in una situazione di salvataggio disperato, non mi piace. Non mi piacciono i garantisti ad intermittenza pesantemente schiacciati sulla posizione della pubblica accusa, e Dio soltanto saprà quanto coraggio dovrà possedere in saccoccia il Giudice per non soccombere a tanta pressione mediatico-giudiziario. Possibile che si scrivano balle ulteriormente infamanti di una fuga in taxi di Schettino mai avvenuta? Infine alcune osservazioni: com’è che un bestione del mare così imponente non fosse seguito da congegni satellitari da qualche sala operativa? Che fanno le capitanerie di porto se un battello di questa stazza esce fuori rotta, indipendentemente dall’imperizia di un comandante? Non hanno congegni di rilevazione satellitari delle emergenze? Belle cose scopriamo! E le sale operative di questo settore di cosa si occupano, soltanto dei salvataggi? Le torri di controllo negli aeroporti che fanno se un aereo perde quota o va fuori rotta? Aspetta che precipiti, che si scontri in volo con altro aereo oppure lancia tempestivamente l’allarme? E la costituzione che difendiamo a spada tratta non ci suggerisce di essere più prudenti, più cauti e soprattutto più umani nell’esprimere i nostri sentimenti turbati ma senza crocefiggere il prossimo prima di accertarne oggettivamente fatti e responsabilità?

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