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I Savionariola e le privatizzazioni. Così, a volo d’uccello

18 Gennaio 2012 alle 13:30

E’ partita la raccolta delle firme per intimare al Governo Monti (sì, avete inteso bene, non Berlusconi, Monti) di non inserire il tema dell’acqua pubblica, il fraudolento dogma referendario, tra le liberalizzazioni prossime venture. Certo è dura spiegare ai milioni d’italiani rimasti abbacinati dall’imbroglio del quesito referendario che nessuno aveva mai proposto, né tantomeno pensato di privatizzare l’acqua. Mettiamola giù così: il referendum ha imposto che la rete di distribuzione dell’acqua pubblica, che tale è e tale resta, dovesse essere anch’essa pubblica. Come dire che i mezzi di trasporto pubblici, da quelli militari a quelli ministeriali, da quelli comunali a quelli governativi, devono obbligatoriamente percorrere solo rete stradali pubbliche. Questo per la loro sicurezza e per preservare la loro incontaminata naturale purezza. Se tanto dà tanto, l’auto di sevizio del Presidente della Regione Emilia Romagna, auto pubblica, non può essere lasciata in balia di una rete autostradale privata. Non si sa mai, quest'ultima potrebbe ostacolare i liberi spostamenti del Governatore con trabocchetti disseminati ad arte sul percorso per impedirgli di arrivare alla meta. Ovvia l’assurdità pretestuosa del quesito referendario e la sua vera natura politica, corporativa e ideologica. La riprova? I nomi dei primi entusiasti firmatari: Rodotà, Strada, Zagrebelsky, Don Gallo e l’endorsement di Repubblica.

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