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Corbellerie/2

10 Gennaio 2012 alle 11:15

Riprendo l’intervento di Emanuela Carosso del 1° e mi rifaccio al sottotitolo di un articolo del 30 dicembre di un giornalone: "Due sentenze danno indicazioni opposte sulla scelta di nomi maschili per persone di sesso femminile". Dall’articolo si deduce che qualcuno ha sbagliato, ma chi? L’ufficiale dell’anagrafe, che avrebbe potuto chiudere un occhio, cosa che la categoria fa continuamente in casi da fantascienza? Il magistrato di Mantova o quello di Reggio Calabria (che ha deciso il contrario)? Con tutti gli arretrati che lamenta la supercasta, che accusa il ministero di non dare i mezzi (materiali e umani) necessari, alcuni magistrati si lanciano in avventure sofistiche che richiedono un grande sforzo intellettivo per motivazioni cavillose (eufemismo). O il ministero (gestito pur sempre da magistrati) che sforna circolari spericolate? O, non piuttosto, è da attribuire ad uno dei troppi atti normativi in cui soffoca il sistema legislativo italiano? Con tutti i nomi senza storia e senza senso che dilagano, vogliamo prendercela proprio con un nome plurimillenario (Andrea, originariamente maschile, ma non potrebbe essere femminile? Tanto più che in gran parte del mondo pare lo sia? Forse è solo una questione di abitudine). Ma non sono questi interventi che possono dimostrare la vitalità della signora Giustizia, da tempo in stato comatoso.

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