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Aprire i negozi

3 Gennaio 2012 alle 12:30

Premetto che nutro, nei confronti del Sig. Ferrara, un'empatia di tipo comunicativo, in quanto avverto logica ed obiettività nei contenuti e nelle analisi. Per questo lo ascolto (e leggo) volentieri. Questa volta non condivido la sua ricetta per sconfiggere la crisi, non perchè manchi di logica (non è da Lui)ma perchè conosco molto bene il sistema Italia. Aprire negozi, in Italia, non è, oggi ma già da un po’, un'opportunità di valorizzare le spinte imprenditoriali, innate nel nostro popolo ma occasione per cespiti esattoriali, in assenza di reali (e non mascherati) incentivi, che si risolvono, poi, in contratti capestri con il sistema creditizio. L'Esercente sarà già da subito portato a sperimentare strade meno legali, ma tale sembra essere non una "furbizia" dello Stesso, bensì una strada suggerita dal Sistema, proprio per renderlo colpibile a luogo saputo. Cioè, le Istituzioni di Polizia Tributaria o Esattoriale sanno che è impossibile gestire regolarmente (matematicamente impossibile)un'Attività Commerciale. Un buon Contabile fa presto i conti e risulta chiaro che è un sistema che non funziona, se non con scorciatoie forzate. Lei sa bene, che la furbizia di tanta parte del popolo Italiano, origina da una storica condizione di indigenza prima e di pressione fiscale virulenta. Noi (tutti indistintamente) non conosciamo veramente il termine di equità. L'ingiustizia fiscale è ingiustizia sociale ma questa non colpisce solo i "poveri" salariati (cioè i controllabili e questo modus da la misura del nostro sistema che su questo si fonda) ma anche le classi più agiate che si adoperano a coltivare strade non "eque". Servirebbero più che 2000 caratteri, per ben spiegare, con esempi pratici e reali ma spero di avere inviato, almeno radice del mio pensiero.

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