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Le statistiche del dopo

2 Gennaio 2012 alle 15:30

Stagione imperscrutabile questa italiana, un’ansia costante accompagna gli esperti e il futuro viene sviscerato dagli aruspici che alla bisogna si dedicano con sacralità d’intenti. Le statistiche si rincorrono balzane e il certo si scambia con l’incerto secondo la giornata più o meno uggiosa. Scienza statistica è la materia e fior d’esperti ad essa debbono le fortune guadagnate con solerte dedizione. Non so se incontrandosi fra loro (congressi?), gli studiosi statistici restino seri o si scompiscino per i grafici sciorinati per ciascun cliente. Lo stesso fatto, fattaccio già avvenuto, da ciascun aruspice viene analizzato a buzzo buono, con serietà, convinto che la sua illustrazione è quella più degna di Giove, ancora fermo al grembo nel quale si coccola il Destino. Lo “spread”– ultima scoperta dell’economia finanziaria– fa le bizze e non si sa ancora se il divario fra i Bot alemanni e quelli romani saranno alti, altissimi o ancor più bassi. Frotte di aruspici si sperimentano e lo spread è sotto osservazione, pronto ad assegnare all’indovino l’imbroccata giusta per la Sibilla. “La scienza triste” è detta l’Economia, figlia tristissima della miseria partorita senza gli aruspici in sala gravidanza. In “Conferenza stampa”, una folla si stipava ad ascoltar il Vate, bocconiano e leader di fresco laticlavio: non uno che avesse letto il futuro del “Pater patriae” voluto da Berlino. Sic transit gloria mundi.

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