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È solo fortuna?

30 Dicembre 2011 alle 08:00

L’articolo, Agli antipodi della crisi, pubblicato dal Foglio impone una riflessione sulle fortune australiane, le cospicue risorse minerarie. Una fortuna che la vecchia Europa invece non ha, sebbene l’arte mineraria sia stata sviluppata nei bacini della Lorena e della Ruhr. Di questa attività restano foto sbiadite e percorsi museali. Le immagini e la visita a quello che resta incute in molti paura. Che l’attività estrattiva tradizionale sia stata abbandonata perché improduttiva è stata quasi dappertutto una necessità improrogabile. Ma mentre in Italia la rinuncia è stata totale, quasi a voler scardinare dalla memoria un’attività che ha contribuito non poco a far lievitare il debito pubblico, paesi come Inghilterra e Germania hanno mantenuto strutture che partecipano indirettamente alla mineraria allo scopo di irrobustire l’economia interna. Qui è rimasto in vita il settore cave, irrinunciabile in un paese di investitori di immobili e speculatori. Eppure basta guardare alla vicina Svizzera – che è tutto fuorché un paese minerario – lì ha sede una delle più grandi società minerarie, lì si può trattare fisicamente metalli e pietre colorate, tutto senza inghippi. Da noi, se è un industriale che lavora i metalli si deve arrangiare a trovarli, se è un investitore a volere metalli l’offerta è un’architettura cartacea di economia creativa da paura. In fondo, questo è pur sempre il Belpaese.

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