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Basta con questo spread: riprendiamoci l'esistenza

29 Dicembre 2011 alle 16:30

Un popolo di vecchi, per lo più soli. E di single senza legami o con troppi legami. Alle solidarietà intrafamiliari si sono sostituite la premure legali dei “diritti” individuali, con esiti esistenziali che si lasciano giudicare da soli senza neppure dover scomodare l’ottimo Giuseppe De Rita. Natalità sotto i piedi, bimbi come panda in riserva. E la diffusa insensibilità alla vita nascente si è saldata con la cosiddetta pietà verso la vita giudicata inaccettabile: malattia, depressione o semplice male di vivere. Sembra che i sacrifici, l’ impegno, le passioni, i contrasti, gli amori, i dolori dell’uomo non abbiano che il senso di percorre il tragitto che conduce all’unico premio finale che ci si aspetta: la “pensione”, quando sarà. Per fare che, non è dato rilevante, tutto sommato. Probabilmente “niente” o nella migliore delle ipotesi, “riposarsi”. Dalle fatiche di una vita inutile. Il problema del nostro tempo è il significato stesso dell’esistenza. Senza senso, non c’è spread che glielo possa dare.

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