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Liberalizzazione: specchietto per le allodole bersaniane

28 Dicembre 2011 alle 17:00

La crescita non ha niente a che vedere con la liberalizzazione dei servizi di pubblica necessità.Questi-per loro intrinseca natura - non possono essere liberalizzati (lex 833/78) bensì "razionalizzati".Liberalizzare forzosamente l'attuale assetto del servizio farmaceutico equivale a banalizzare il bene-farmaco e ad umiliare il professionista che è l'unico idoneo a somministrarlo. Parcellizzando a dismisura i punti di distribuzione sopprimendo la pianta organica attuale ( 1 farmacia ogni 4000 abitanti) si costringe il gestore della farmacia privata a licenziare il personale laureato eccedente e a trasferirlo nell'ipotetico (e illecito) servizio delle parafarmacie .Infatti tutti sanno che il parafarmaco è un concetto parascientifico,erroneo e illogico! Il farmaco è una sostanza chimica idonea a modificare un equilibrio biologico alterato dalla noxa patogena ( cioè dalla malattia :più o meno grave ma sempre malattia!).Questa fantasmagorica "privatizzazione " non giova all'economia generale perchè il farmaco ( a qualunque fascia appartenga ) verrà prodotto e acquistato se ha in sé i crismi della scientificità : efficacia e scarsi effetti collaterali.Il mercato del farmaco- in senso stretto- non esiste come categoria economicistica perchè esula dal campo della concorrenza "liberista".Il farmaco è un bene inerente alla tutela della salute (art.32 della Costituzione ) non un prodotto neutro da gettare sul mercato delle merci di consumo edonistico! L'unica strada percorribile per "razionalizzare " la distribuzione periferica del farmaco é quella di lasciare intatta la struttura basilare del Servizio farmaceutico attuale ma riducendo il quorum (1 farmacia ogni 3000 abitanti ) favorendo così l'apertura di circa 5000 nuove farmacie . Queste assorbirebbero almeno 10000 farmacisti e altrettanti lavoratori di supporto.

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