cerca

Il rifiuto viene da lontano

28 Dicembre 2011 alle 20:15

In teoria e pure in pratica, “spatrimonializzare” sarebbe, anzi è, la strada giusta per la ripresa. Ma non è roba per i nostri denti, cioè per la impostazione di fondo che le masse italiche hanno nei confronti del denaro, del modo di ottenerlo e del suo uso. Senza rifarsi ai Medici banchieri, stringendo sull’essenziale: secoli di cultura cattolica cui, a partire dalla fine dell’Ottocento s’è coniugata quella della sinistra statalista e collettivista, hanno costruito una arcigna barriera che ha impedito e poi espulso ogni influsso politico e concreto di dottrina liberale. L’Unità d’Italia, quella territoriale, mise di fronte una timida borghesia lombarda veneta, quella piemontese era ancor più timida, con il clero, la nobiltà e il latifondismo: le tre categorie più antiliberali che si possano immaginare. Ferocemente avverse alle tre L: libertà, liberalismo, liberismo. E sostenitrici entusiaste di un potere oligarchico statale e centralizzato. Giriamola come vogliamo, ma in effetti siamo ancora al punto di partenza. La nostra idea di patrimonio e dell’economia privata, non coincide con quella necessaria di spatrimonializzare e liberalizzare che postulerebbero infatti una reale privatizzazione. La bestia nera di tutti gli illuminati passati e presenti. Chi può desiderarla? Non certo il capitale assistito e i grandi centri politici di spesa pubblica. Anche il consiglio d'istituto e il Preside e il Provveditore sono nati e cresciuti in quell'aura.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi