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Art. 18:"mantenere il dipendente finché" morte non separi"

26 Dicembre 2011 alle 15:30

Si usano frasi idiomatiche senza conoscerne la genesi e il significato.L'espressione liturgica della Chiesa cattolica si riferisce al sacramento del matrimonio religioso. Nel mondo laico non esistono assiomi dogmatici.Perciò :l'assunzione d'un dipendente è sempre soggetta a rischio di licenziamento sia per inadeguatezza del lavoratore sia per difficoltà gestionali del datore di lavoro.Lo Statuto dei lavoratori ha voluto inserire nel rapporto tra l'imprenditore e il fornitore d'opera subalterna una forzatura giuridica: la "giusta causa". Il Giudice del lavoro aggiunge un elemento di solidarietà (NON di equità)anteponendo le richieste del lavoratore alle necessità gestionali dell'impresa. Così, l'economia di mercato viene svincolata dall'obbligo di solidarietà collettiva ( che deve ricadere sullo Stato,NON sul datore di lavoro !).Ne deriva che è una bestemmia accodarsi alla Camusso che difende ciecamente la sacralità del posto fisso anche nel settore privato quando l'economia mondiale segue percorsi accidentati perchè ogni attività umana è precaria e dinamica di per sé.Il datore di lavoro privato è un coraggioso che progetta il futuro e impiega il meglio di sé e accoglie gli uomini di buona volontà e mai si priverebbe della collaborazione e dall'impegno laborioso di essi. Ma se -per cause di forza maggiore -l'equilibrio economico dell'azienda viene meno e il lavoratore dipendente non è più organico al progetto aziendale bisogna che sia lo Stato ad intervenire per esercitare il proprio dovere di solidarietà collettiva.Il titolare dei diritti-doveri del cittadino lavoratore è lo Stato che non può sottrarsi all'onere di assumere a proprio carico la tutela del dipendente che esce dal comparto del lavoro privato.La giusta causa nel licenziamento di un dipendente è insita nel rapporto lavorativo stesso instaurato secondo le regole economicistiche del mercato globalizzato. Essa (la giusta causa ) non può essere affidata solo all'intimo convincimento del Giudice del lavoro.

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