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Eutanasia/1

21 Dicembre 2011 alle 15:00

Ogni tanto matura un passo avanti in materia di eutanasia: prima la parola non poteva neppure essere usata, ma piano piano, ormai, non se ne fa più mistero. Anzi... Ma sempre di uccisione si tratta, comunque la si voglia vestire di altisonanti ragionamenti. Però la vita non è della persona che ne usufruisce: non l'ha creata, non l'ha neppure comprata. Non l'ha neppure ricevuta da altri, che hanno fatto solo da tramite (più o meno volontariamente). Ma c'è una realtà superiore a quella del singolo, la società, che è un corpo composto dai singoli e li deve difendere, quali sue membra: da tutti, anche dai suoi depositari, anche dai suoi usufruttuari. Sul "Corriere" del 6 è stato pubblicato un intervento di Dacia Maraini, che è partita dal "suicidio assistito" di Lucio Magri per dismettere le vetuste vesti del femminismo, e indossare quelle dell'anticlericalismo di moda. La seconda parte è piena di pseudo domande e subdole considerazioni sulle posizioni della Chiesa, assurde per lei: "in Italia vige il divieto cattolico a disporre del proprio corpo (...) Ma per uno che organizza razionalmente la propria fine con l’aiuto di un medico pietoso (...) Che il divieto valga per i cattolici è comprensibile ma per chi cattolico non è? (...) Non sarà esattamente l’autonomia della decisione a ripugnarle? (...) Non sarà la pratica del libero arbitrio, contro cui combatte da sempre (...) Tutto può essere perdonato, salvo la sovrana decisione di sé. In tanti Paesi che si pretendono democratici questa libertà è oggi considerata una solida conquista. A quando la compiutezza di un diritto che emancipi la nostra Repubblica dai condizionamenti della Chiesa?".

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