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Come azzerare l'affidabilità dello stato

21 Dicembre 2011 alle 08:00

Tutti a demonizzare ogni condono, in quanto lesivo dell’immagine di serietà del fisco, che resterebbe immacolata se rinunciasse stoicamente a incassare qualcosa di tributi non altrimenti riscuotibili; però tutti lieti di approfittarne ancora, con una tassa postuma sui capitali scudati. Ci voleva un areopago di dotti in utroque jure per trovare il coraggio di azzerare l’affidabilità dello stato (e il Garante Supremo, dopo tre anni di schizzinosi puntigli, firma sollecito). La coda di paglia governativa è dimostrata dalla limitata entità del balzello aggiuntivo, che ammicca e suggerisce agli interessati di sborsare senza rischiare l’anonimato a suo tempo “garantito”, evitando i costi di successivi contenziosi di incerto esito: “ti conviene pagare, se vuoi evitarti guai”, come dicono certi famigerati esattori. Chi saprebbe inventare un modo più convincente per mettere in fuga capitali e investimenti? Ma allora, visto che ormai lo “stato canaglia”, come lo definisce Piero Ostellino, non ha più una faccia da perdere, perché non riacchiappare i tanti cantanti, campioni sportivi, eccetera, che in questi ultimi anni hanno stipulato concordati col fisco? Fossi in loro, non starei tranquillo.

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