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A proposito di quanto siano bravi gli spagnoli

21 Dicembre 2011 alle 20:00

Zapatero ha usato i poteri previsti e attribuiti dalla Costituzione Spagnola al Capo del Governo: nominare e cambiare i ministri, facoltà di sciogliere la Camere, d'indire referendum e di scegliere la data di nuove elezioni. Presa la decisione se n'è assunto la responsabilità senza che nessuno, il Re, il Parlamento, le opposizioni, i sindacati, i media, la Tv e le lobby, che pure in Spagna allignano, ci mettessero bocca, o meglio potessero far cambiare o snaturare la decisione presa dal Capo del Governo. Zapatero è stato deciso, sì, ma pure costituzionalmente blindato. Percorso pulito, democratico che annulla in nuce ogni gioco di palazzo. In Spagna sono concettualmente e culturalmente impensabili "governi tecnici". Per cui tutto regolare. Il bello è che, in punta di diritto e di Costituzione e di prassi, quanto successo a Roma è altrettanto regolare. Non lo è da un punto di vista "politico". Ma per far prevalere la valenza politica, ci vuole la "politica". Già. Le diversità di fondo d'impostazione e di contenuti delle due manovre correttive, spagnola ed italiana, è tutta a monte. In Spagna un governo politico di destra democraticamente eletto, ha trovato, fisiologicamente, in Parlamento un'opposizione pronta, nell'interesse del Paese, ad assumersi la sua parte di responsabilità e d'impopolarità. Da noi, chiunque avesse vinto le elezioni di Novembre, sarebbe stato paralizzato dal solito andazzo. Oddio, Costituzionalmente corretto. Sempre tutto regolare. Se il governo Monti perdesse la maggioranza, faremo un passo avanti o uno indietro? Nel mercato rionale del Martedì, "Ballarò", c'è la risposta.

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