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Vasari

20 Dicembre 2011 alle 07:30

Nei cortili di cemento si vocifera che la storia sia triste. Poche cose sono capaci d’essere beffarde come le convinzioni generate dall’esperienza. Non tocca a me dire che non vi è alcuna storia sulla quale poter fare il proprio agio. Interrogato sulla questione nei primi anni scolastici ebbi a dire che serviva a non ripetere. In quel felice errore del bambino che guardava le lavatrici era contesa, come una sacca di caramelle alla festa patronale, l’idea della ripetizione. Perché la ripetizione si mostrava ridanciana al bimbo che voleva rispondere. Ma non si faceva prendere nella sua forma più adeguata. La storia inizia con l’essere solo ripetizione. Quindi la storia è ripetente. La si racconta, la si ripete, la si racconta ancora. Ed in questo esercizio di ripetizione rutilante, ruota l’altro termine essenziale. Serve. Le roteanti storie ci servono. E noi serviamo loro come pasta padre al modello delle forme che ci invaghiscono. In perfetta guisa di vasari nella penombra delle proprie idee facciamo ruotare la pasta padre in forme che “possano contenere”. Dividere il pieno dal vuoto, il dentro dal fuori, il senso dal caos. Questo è l’esercizio da vasaro da storia. Creiamo brocche per futuribili ubriacature, per tenere uniti umani e divini e versare calici buoni alla celebrazione. Prosit

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