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La manovra nelle mani delle pippe mentali

16 Dicembre 2011 alle 10:34

Siamo chiari, questo non è il mio post. O meglio, se lo avessi scritto io, lo avrei scritto decisamente in un altro modo. Più pulito, equilibrato, senza raffazzonature, proteso alla crescita. Più lungo e senza tagli. Attento allo sviluppo dei concetti e vicino ai vocaboli deboli/banali, consapevole che senza di essi non esisterebbe l'ossatura di nessun commento. Purtroppo la rapidità con la quale dovevo scriverlo (per garantirmi che fosse pubblicato in tempo e che anche i siti europei potessero prenderlo in considerazione) mi ha spinto ad accettare parole e frasi che non mi appartengono. A pensionare tardivamente pure i sillogismi, ad accettare anche la reintroduzione del taglio delle rendite da autore. Tuttavia, nelle sessioni di riflessione fatte nel mio bagno, ho potuto mentalmente negoziare con le forze che governano le mia dita, la mia mano. Su parecchi e qualificanti punti. Per cui alla fine affermo che questo post, pur non da me partorito, è accettabile. Ed alle affermazioni di mia moglie - che mi dice che sono stato in bagno quasi quattro ore senza concludere nulla e che mi sono ridotto solo adesso a scrivere in un modo che avevo solennemente dichiarato di applicare (e col quale avevo vinto più di qualche concorso letterario) – ho replicato con energia che il prossimo commento che scriverò, sarà proprio come avevo promesso. Libero, trasparente, privo della retorica burocratica comune e comunista, attento al linguaggio giovanile, senza penalizzare quello degli anziani, che offre spunti alle donne, agli operai e agli autonomi, insomma un commento che guarda al mercato e all’Italia. Vabbè – ha tagliato corto mia moglie – quando stai in bagno accetto tutto, anche che le tue mani facciano qualsiasi cosa, ma falla finita con le pippe mentali, che ormai sono roba degli anni sessanta.

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