cerca

Ma la Chiesa no

13 Dicembre 2011 alle 14:30

Strambo questo popolo. Nell’ora più buia che la memoria porta alla mente non si scompone più di tanto. Parlando dei tagli come qualcosa di liberatorio, una sorta di via maestra per una rinnovata vitalità, se li butta tutti addosso con l'idea balzana di misurare il futuro con la propria sacrificabilità. Accetta di farsi governare senza essere chiamato in causa. Si fa insultare da chi può andare in pensione dopo appena un cenno di presenza parlamentare e per sé gradisce di andarci tutto ad un tratto all’età di sessantasei inverni. Con quanti soldi non se ne cura. Non si altera nel vedere vanificato un sussurro per diminuire gli stipendi faraonici della famigerata "casta". Considera giusto versare le ultime risorse per pagarsi l'imposta sulla casa. Apprezza che non si siano dispersi anniversari ormai folkloristici come il 25 Aprile e che ancora si festeggino i patroni di ogni città, apprezzati più dagli atei che dai devoti. Ancor più felici che stiano ben salde tutte le Provincie e ancor più tutte le Regioni, immutabili e sovrapposte fiumane di sprechi. S’inumidiscono gli occhi a veder con quale premura il Prof mette in campo balzelli e restrizioni. Applaude prelievi forzati e non piange per gli aumenti al distributore di benzina. Ecco, all’Italiano non importa più di tanto. Non ci tiene veramente a scombinare le carte sul tavolo da gioco. Non è così coinvolto da intuire quanto culminanti possono essere queste giornate. Le lascia passare. Tanto c’è qualcuno che s’ingegna a risolvere tutto. Il chiunque voglia farsi Uomo della Provvidenza. È vero, lascia correre tutto, l’Italiano. E ogni cosa può sopportare. Ma una cosa una la trova inaccettabile: la Chiesa che non paga l’Ici!

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi