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La mafia

13 Dicembre 2011 alle 15:30

È diffuso il convincimento che un imprenditore mafioso, o amico di mafiosi, è comunque un soggetto che, agendo nel libero mercato secondo regole valide per tutti, è in grado di creare posti di lavoro. Questo è il ragionamento di chi è nel bisogno: la mafia dà quel lavoro che lo Stato non riesce ad assicurare e quindi mi rivolgo alla mafia. Riconosco l'autorità della mafia e non quella dello Stato. Per questo con il cosiddetto «secondo pacchetto sicurezza» della fine del 2010 è stato istituito l'Albo nazionale degli amministratori giudiziari, ovvero di manager pubblici destinati a gestire, con criteri di assoluta professionalità, i beni confiscati alla mafia. La norma, introdotta ancora una volta con un decreto legge, dunque avente efficacia immediata, stabilisce che quando il sequestro riguarda un'azienda, il tribunale deve nominarne il nuovo amministratore attingendo all' Albo nazionale degli amministratori giudiziari . Per improntare a criteri di assoluta trasparenza ed efficienza la gestione dell'azienda sottratta al boss, è stato previsto poi che, entro sei mesi dalla nomina, l'amministratore debba presentare un'articolata relazione sullo stato e sulla consistenza dei beni aziendali sequestrati, nonché sullo stato dell'attività aziendale. È il capovolgimento di un modo di pensare: «Ragazzi, aiutavate un boss a diventare più ricco. Oggi quel boss è in galera e il vostro lavoro non è a rischio perché l'azienda per la quale lavorate è diventata dello Stato ed è gestita da un manager onesto e capace». La mafia non dà lavoro e lo Stato dà speranza. Angelino Alfano in : “la mafia uccide d’estate”.

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