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Ignavia del Parlamento "che fece per viltà il gran rifiuto"

12 Dicembre 2011 alle 21:00

Un vento di anti-politica soffia oggi in Italia, è la presa di coscienza che la politica - come strumento della comunicazione tra gli uomini- appartiene alla fase archeologica della convivenza civile. Che essa sia l'attività essenziale dell'uomo è un pregiudizio dell'Occidente confutato dalle nuove tecnologie, capaci di connettere in tempo reale l'universo. La rete svela che la politica non è una vocazione essenziale dell'uomo, ma uno strumento tecnico sostituibile da altri automi, alieni da paralogismi e adusi a diktat perentori per ridurre l'attrito dei condotti comunicativi. I politici di professione si lamentano come i bottegai sbancati dagli ipermercati; la loro rovina non è accompagnata dalla pietà per i perdenti, ma dal gusto della vendetta di chi vede tradito il mandato loro affidato di essere rappresentati nelle decisioni tragiche della nazione. La tassazione decretata da un governo non eletto è nulla. Questo è il colpo di Stato avvenuto con la complicità dei celebrati garanti delle istituzioni! C'è un sentimento innato della giustizia che prescinde dalla stessa gravità della pena a cui si è condannati, si può accettare anche la pena di morte, ma deve essere decretata da un tribunale legittimo, questo governo non è legittimo anche se è stato legalizzato dalla ignavia del Parlamento e… allora? Perché meravigliarsi che gli italiani vogliano strappare le decorazioni economiche ai loro rappresentanti disertori sospettati in combutta con i loro aguzzini?

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