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L'uomo (del ceto) medio in rivolta

6 Dicembre 2011 alle 17:50

Non c'è traccia di iniziative sul lato dell'occupazione, nessuna traccia di liberalizzazioni, nessuna traccia di privatizzazioni, nessuna traccia di stimoli alla crescita, nessuna traccia di defiscalizzazione degli investimenti esteri, nessuna traccia di deburocratizzazione dell'impresa, nessuna traccia di riduzione dall'elefantiasi dell'apparato statale. Si tratta di andare in piazza - e di inventarsi, per esempio, i "dopo-pranzo coffee parties", senza nessun richiamo ai partiti o alle ideologie, ma solo per denunciare che l'Italia e' ormai divisa in tre parti: un 65 per cento che dà, un 5 per cento - castale e bramino - che prende soltanto - e che prende ttoppo anche rinunciando al suo stipendio di premier - e un 30 per cento che non da' ne' prende, ma non capisce e applaude i sindacati senza sapere perche', applaude Monti senza condividere niente di quello che fa, ed elogia Napolitano "perche' lo fanno tutti, compreso il NYT". Il 2011, cento anni dopo la guerra di Libia, verra' ricordato come l'anno iniziale dell'uomo (del ceto) medio in rivolta. Se non ora quando?

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