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Italia anno zero

6 Dicembre 2011 alle 13:50

Prima d’ogni altro patto doveva essere riformulato quello fra cittadini (risparmiosi) e istituzioni non virtuose e scialacquatrici, causa prima dell’impoverimento del paese. L’altro patto da riformulare, a parti invertite, il comportamento non virtuoso di cittadini avezzi all’evasione fiscale. Restiamo un paese che spende circa il 50% del proprio PIL, un esagerazione Greca, mitigata ma non risolta con il dimagrimento delle province. La fiscalità si risolve solo permettendo ad ognuno di scaricare ogni spesa, inibendo alla radice la piaga. La tracciabilità non risolve, ed è un palliativo. La scelta di aumentare ulteriormente la tassazione è recessiva, causa minori consumi. Minori consumi significano aziende che chiudono e licenziano persone produttive a favore del ceto improduttivo e parassitario. La riforma delle pensioni avviene sia per un riequilibrio fra generazioni, ma soprattutto grazie a comportamenti delinquenziali, fin qui avuti: baby pensioni, vitalizi insensati, pensioni d’oro e false invalidità. Avrei voluto sentire pronunciare queste parole con particolare enfasi riportando in auge la verità, anticamera dell’equità, così sbandierata. Non sono un economista, e ormai diffido parecchio della categoria, però penso che una svalutazione (euro di serie B) potrebbe mantenere o migliorare i livelli produttivi attuali con buona ricaduta sull’occupazione e i consumi.

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