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Contro la Wehrmacht finanziaria tedesca

1 Dicembre 2011 alle 18:30

La ricchezza è la disponibilità di beni reali, la finanza è la circolazione di beni nominali, di assegnati il cui valore è nella disponibilità del capitale. La crisi che attraversiamo è una crisi del capitale, che vuole risarcirsi appropriandosi dei beni reali (le tasse sono imposte sui beni reali), cosicché ci troviamo in presenza di una espropriazione dei beni reali autorizzata dai creditori di titoli nominali. L'Italia è ricca di case, terreni, industrie, lavoro tecnico e creativo; è indebitata, ma il debito non è reale, è nominale, un pagherò il cui valore è nella assicurazione che verà onorato. Perciò il creditore non vorrà mai la morte del debitore, perchè la sua posizione è più debole, lo manterrà sempre nella disperazione del futuro per mettere le mani sui beni reali del suo presente. La Germania non vuole il default del'Italia (come ha evitato quello della Grecia), ma l'ipoteca sulla sua ricchezza reale e... sventura per gli italiani ha trovato anche un governo disposto ad assecondarla. Gli stati possono fallire come i privati, ma se la ricchezza reale rimane nella disponibilità della nazione quella nominale facilmente si ricostituirà, con sacrifici sui consumi ma non tali da debellare tutto il suo apparato produttivo, che sarebbe una sconfitta irrimediabile della terza guerra europea e mondiale che si sta combattendo a suon di spread. Il secolo passato è stato sconvolto dalle ambizioni militari della Germania, questo appena iniziato è sconvolto dal rigore prussiano trasferito dalla milizia alla finanza, dovremmo noi accusare il genio tedesco più di quanto essi facciano contro la dolce vita dei mediterranei.

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