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L'Erostrato democratico

30 Novembre 2011 alle 18:00

Difendere e conservare la vita è un istinto naturale, non un dovere civile; il suicidio è una malattia mortale delle società decadenti che hanno sradicato con artifici ideologici l'inclinazione a dare la vita. Essa non è più un miracolo della natura ma una programmazione del soggetto, che può decidere di donarla al mondo o di astenersene. Se è nella sua potestà darla, ne consegue che può anche toglierla, perché la vita o è legata alla trascendenza religiosa e civile o in tempi di estenuazione vitale, come per gli altri animali, appartiene alla economia della sopravvivenza. Il suicidio contemporaneo è una forma di erostratismo democratico, senza ambizione di passare alle storie, uscire in silenzio dalla vita per disgusto della vita stessa è una bestemmia contro il Dio della vita (io sono la Vita). Chi nelle proprie costituzioni proclama il diritto alla felicità non tollera che si possa vivere una vita infelice, mentre siamo infelici perché non viviamo.Ferrara ha detto bene: non possiamo darci la vita, ci viene dall'Alto per mezzo degli altri. Il fatto che la morte assistita venga inserita nei programmi elettorali rende conto ulteriormente della scristianizzazione dell'Occidente, come lo stoicismo fu l'epilogo della ragione classica. Ogni volta che sugli spalti del teatro moderno si sporge il dio selvaggio del suicidio diamo un segno ai popoli, per natura e religione più forti, che possono venire a banchettare tra i nostri cimiteri.

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