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Sovranità limitata

28 Novembre 2011 alle 10:30

E così scopriamo che la sovranità è limitata da un potere estraneo allo stato nazione, globalizzato, trasversale e mediatico, che simula e si dissimula. Per Negri e Hardt si chiama “impero” e il suo dispositivo di comando poggia su tre momenti distinti, riscontrabili anche nell’esecutivo tecnico: quello inclusivo, che mette da parte le diversità non governabili, come quella fra berlusconiani e avversari, quello differenziale, che valorizza le discrepanze non conflittuali, notevole al riguardo il richiamo all’equità sociale, e quello dell’amministrazione, che le gerarchizza e gestisce, nello specifico nel quadro d’una politica di riduzione del debito e, speriamo, stimolo alla crescita. E’ un potere fluido e distribuito ma può compattarsi attorno a un interesse specifico, come l’esigenza d’impedire che la crisi del debito provochi una recessione mondiale. Chi è al governo non può scordarlo e deve fare attenzione ai rapporti coi poteri ritenuti ostili, come quelli russo e cinese, curare i rapporti con le banche internazionali, non disdegnare la retorica della pace globale; non per ipocrisia ma per tutelare l’interesse nazionale. D’altra parte questo Moloch, che in fondo ci è amico e può mobilitare le risorse finanziarie che ci servono, nasce in democrazia e non si allontanerà troppo dalle sue regole, appellandosi infine al principio della sovranità nazionale. E’ per allora, per le elezioni del 2013, che occorre essere pronti, perchè, richiamando un filosofo matto e geniale, “noi immoralisti siamo oggi l’unica potenza che non abbia bisogno di alleati per vincere: siamo quindi di gran lunga i più forti tra i forti. Non abbiamo neanche bisogno della menzogna: quale altra potenza potrebbe farne a meno?”. Ovviamente “immoralisti” non significa qui privi di morale, tutt’altro, ma liberi da costrizioni ideologiche lontane dalla realtà.

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