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Celle = spazi di pernottamento.

28 Novembre 2011 alle 17:00

In passato i buontemponi si sono esercitati nell'ingentilire fatti e mestieri con l'uso di parole in libertà: "operatore ecologico" per spazzino, "operatore sanitario" per infermiere, "diversamente abile" per... Ora le celle delle carceri sono state ribattezzate "spazi di pernottamento": questo permetterà finalmente quel recupero del reo, che dovrebbe affiancarsi all'altro scopo della pena, il risarcimento alle parti offese e alla società in generale. Ma siamo sicuri che con "spazi di pernottamento", "detenzione domiciliare", "riduzione pena", "semilibertà" e "semidetenzione" si riuscirà a recuperare qualcosa e la Giustizia in particolare? Tra riti abbreviati e patteggiamenti, spalmati sui due gradi di giudizio, che portano ad una pena di 16 anni per un efferato matricidio; che scendono a meno di 10 nel corso dell'espiazione (sempre che non arrivi qualche utile condono, socialmente dannoso, ma ideologicamente imposto da animi di buonisti puri), l'ingiustizia spadroneggia sovrana. Senza contare l'indecente lunghezza dei procedimenti (di per sé denegata iustitia) e le interpretazioni ardite della legge, che, a volte, si trasformano in vera e propria abrogazione-creazione della stessa, sottraendola al potere legislativo. E il recupero del reo? Forse occorrerebbe studiare un sistema di formazione culturale e professionale e, sopra tutto, psicologica. E trovare i notevoli mezzi necessari: consoliamoci, perché forse neppure in Svezia sono arrivati a tanto. Invece che parlare alla pancia della gente, studiassero per mettere a punto sistemi efficienti.

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