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Mai fidarsi dei nomi e dei cognomi

22 Novembre 2011 alle 16:30

Il governo è un consiglio di amministrazione, le intenzioni e le decisioni sono segretate, un manipolo di giornalisti deferenti si prostra a baciare la pantofola del papa accademico, una maggioranza bulgara lo sostiene alle camere, un silenzio stampa imposto dà al direttorio il sussiego del pensatoio, il discorso alle camere è stato privo di contenuti che solo l'adulazione corriva dei giornalisti ha provato a impolpare. Il silenzio del potere è di per sé terribile, nell'attesa di provvedimenti implacabili ogni sconto è accettato come una grazia. Se in Italia non esistono poteri forti,come dichiara Monti, esistono certamente poteri assoluti, come quello del capo dello Stato e il suo personale a prescindere dall'appoggio parlamentare; anche a Cesare venne offerta per ben due volte la corona ai Lupercali, il fatto che la rifiutò non lo rese meno sospetto a Bruto. Viene da pensare che tra tutti i deputati presenti in Parlamento l'ultimo dei Moicani sia Scilipoti. E' il più deriso e vilipeso delle cariatidi del Parlamento, forse a ragione del suo cognome onomatopoieticamente scivoloso, mentre quello di "Monti" illude che si possano raggiungere le altezze negate dal governo B. Fidarsi-però- dei cognomina è un'astuzia del linguaggio, perché esistono gli antonomi, come black in inglese e aceite in spagnolo, che significano il contrario della propria radice;E' presumibile che con Monti non ci si innalzi sulle altezze ma si precipiti nella valle di lacrime della miseria. Sembra che lo stellone d'Italia sia al tramonto e quanto più ci dibattiamo nelle rete dell'euro tanto più ne restiamo invischiati, "fata volentes ducunt, nolentes trahunt".

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