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Pericolo scampato: a Natale 13me e caciocavollo, come sempre

14 Novembre 2011 alle 15:00

Ragionieristicamente non c’è ostacolo a che si possa trovare rimedio, nell’immediato, alla mancata emissione della mitica ricevuta fiscale del baretto sotto casa, o dell’introvabile idrauilico o falegname, o del turpe meccanico come dell’ odiato dentista, ed assicurare che anche al 20milesimo forestale della Regione Calabria sia garantito il capitone a Natale (magari anche un alberello della Sila, trovandosi) ed alla sterminata schiera di uscieri della Prefettura di Potenza, il meritato caciocavallo podolico. Superata l’emergenza, la questione tornerà ad essere la distanza siderale (ontologica, direbbe E. Voegelin) tra la rappresentanza “esistenziale” di un popolo e quella “elementare”, meramente formale: il buon Oscar Giannino se la prende con la radicalizzazione antropologica del conflitto, da ambo le parti, e mena bastonate a destra e a manca, perché l’empasse politico pare bloccare ogni soluzione al dilemma dei conti. Balle! Il Paese aveva numeri e consenso per realizzare le riforme, perché aveva avuto per la prima volta dal dopoguerra, una rappresentanza, finalmente, esistenziale e non solo di mera legittimità formale. A qualcuno non è piaciuta. Perché rimetteva in discussione un patrimonio di valori già consegnato dai “migliori” al museo della Storia. E quel qualcuno, dei forestali di Raggio Calabria, ma anche dello spread, non gliene frega niente: sono però strumentali a re-indirizzare il paese verso la strada maestra del controllo dirigistico dell’economia e della vita di tutti, ritenendo di avere in ciò trovato la formula della felicità. Magia dell'irreligione moderna.

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