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Certo, elezioni subito: ma dopo per chiunque...

8 Novembre 2011 alle 13:00

Il progetto del Cav: modernizzare lo Stato e indirizzarlo in senso liberale non poteva non partire che dal bipolarismo. Anche la situazione del 1994 lo imponeva. C'era un sincero desiderio di proposte chiare, impegni vincolanti e la certezza, prima del voto, di quale coalizione in caso di vittoria elettorale, avrebbe governato. Il concetto di fondo del bipolarismo voleva essere: il governo, qualsiasi possa essere, lo decidono gli elettori nelle urne. Per cui se la maggioranza fosse stata sfiduciata in Parlamento la parola dovesse ritornare agli elettori. Ma questa impostazione aveva, ed ha, contro una Costituzione costruita culturalmente e politicamente perché una simile sequenza non si potesse realizzare. Giocando sul fraudolento equivoco della “sovranità del popolo” e dell’imperativo che “i governi si formano in Parlamento”, si snaturava, di fatto, qualsiasi scelta elettorale a favore degli andazzi parlamentari. Ma c'è di più, non volendo rinunciare alla “Repubblica Parlamentare”, non s’è rifiutato esplicitamente il bipolarismo, ma s'è proceduto, con italica furbizia sulla sua strada, accentuandolo o negandolo a seconda delle convenienze, senza però osare rimuovere il principale impedimento al suo compiuto realizzarsi. Il solito ircocervo politico, che generava una situazione che permetteva, da una parte proclamarsi partigiani della Costituzione e, dall’altra l’espandersi di un humus fecondo per partiti, lobby, corporazioni e corruzione. Il torto principale del Cav è stato quello di aver creduto di poter realizzare col bipolarismo quanto la Carta sostanzialmente impediva: un esecutivo svincolato il più possibile dai giochi umorali e interessi settoriali dei parlamentari. Non ha funzionato. Sic rebus stantibus, il dilemma di oggi: Governo istituzionale o elezioni subito, appare quasi futile. In ambedue i casi, qualsiasi maggioranza si formasse, saremo da capo alla canzone: schiavi di un sistema che impedisce di decidere. Al netto di scaramucce perse o vinte.

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