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Su Ingroia et al.

2 Novembre 2011 alle 16:30

Il Foglio ha fatto del suo meglio sul problema, ma è mancata una ragionata e storicizzata, profonda spiegazione del perchè i magistrati d'oggi siano quel che sono e si comportino così come fanno. Il problema non è Ingroia Guariniello etc., ma di tutta una generazione di magistrati cresciuta e formatisi negli anni '70 e '80. Essendo fallito il sinistrume per via politica, loro, sinistri per formazione e sensibilità, hanno provato e provano a realizzare il socialismo per via giudiziaria con l'unico vero potere esistente oggi. Quindi non è strana qualche affermazione di lettori foglianti e non dovrebbero stupire le dichiarazioni del partigiano Ingroia. Illustri e meno magistrati del radioso periodo Mani Pulite e dell'interminabile e nauseante lotta alla mafia l'avevano fatto prima e ripetutamente: Caselli quando a Palermo, in una conferenza pubblica a Catania, dichiarava senza pudore, che il suo mestiere e la sua lotta antimafiosa significava muoversi nella direzione della giustizia sociale. Certo Lima, pm catanese d'assalto di quel tempo, a Città Insieme, diceva apertamente che lui non avrebbe fatto il persecutore di reati veniali, quali scippo, furto e rapina, ma mirava ai reati dei colletti bianchi, degli imprenditori, dei politici etc., manifestando così la sua sensibilità e formazione sinistra. Questa magistratura è irriformabile. Che Dio ce la mandi se non buona, decente, la mala sorte che ci incombe.

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