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Il Direttore a "Porta a Porta"

30 Ottobre 2011 alle 10:00

Quando la migliore assertività possibile, gli argomenti più limpidi, naturali, quasi banali nella loro spietata concretezza, che il Direttore ha usato, si trovano di fronte l’ossessione, bieca, triste, cupa, dell’antiCav che si autoalimenta di se stessa, cadono le braccia. Quando il direttore di un giornale dal passato glorioso, l’Unità, non riesce ad andare oltre l’uso di termini tipo “lo scalpo” e accusa il governo di voler rompere il patto virtuoso Marcegaglia-Camusso,(sic!) mentre Fioroni si attacca alla frase “faccia feroce”, la prospettiva di un auspicabile, necessario e sia pur tenue armistizio, viene meno. Ha ragione il Direttore: l’opposizione non c’è. Non c’è nella veste che dovrebbe avere: quella di essere percepita come alternativa credibile. Non c’è come unità di indirizzi programmatici, non c’è come alleanza di soggetti con un progetto politico comune, non c’è neppure come sintonia di persone. Insomma: non c’è. Abbiamo un insieme confuso di individui prigionieri in quella gabbia senza uscita che si sono costruiti con le proprie mani: l'antiberlusconismo e anche terrorizzati dalla prospettiva di dover “governare”. Non lasciamoci ingannare dalle lucciole. La verità è che non hanno alcun interesse concreto di andare al governo. L'attuale situazione permette loro la massima variopinte visibilità senza alcuna responsabilità. Cosa vuoi di più? Il pallino è in mano al Governo che deve riuscire a tenere compatta la sua maggioranza, scombiccherata quanto si voglia, ma coi numeri sufficienti per onorare gli impegni presi. Se la piazza dovesse ancora prevalere con la sua paralizzante e incosciente presenza, sarà non solo la fine politica del Cav, ma anche peggio. Proprio per gli indignati di oggi.

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