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Il mito duro a morire

29 Ottobre 2011 alle 20:35

Quando ero ragazzo l’idea genericamente diffusa era: le donne sono tutte puttane, tranne la madre e la sorella. Un evidente controsenso logico, poiché la madre prima di esserlo era sorella e figlia d’altri. Lei afferma, che il mito della madre buona è duro a morire. E’ esistita la tigre di Buchenwald, la saponificatrice di Reggio. Alcune donne uccidono i bambini in culla, e molte altre che li uccidono in pancia, e così via. L’umanità è inequivocabilmente segnata dal male, donne comprese; e questa non è una teoria ma l’osservazione della realtà. La stessa realtà ci suggerisce che la devianza è molto maschile e poco femminile. La realtà c’informa che per una madre cattiva, che uccide il bambino in culla, ve né venti completamente altre. E’ una questione di numeri, non di mito. Negli antichi miti, la madre terra era feconda e possedeva anche un aspetto terrifico. Il cristianesimo, così detestato, introducendo la figura di Maria, che assume in se le forze benefiche del femminile, ha oscurato l’aspetto tenebroso. In fondo l’idea di una donna “cibele”, che il proto femminismo anni settanta ha re-introdotto secondo modalità razionali ha, come spesso accade, una matrice anti cristiana. L’idea anti maschile, che è altra matrice del femminismo classico, ha sempre teso all’evirazione simbolica dell’uomo. “L’attacco” alla madre, che è figura amata dal maschio, è l’ennesimo tentativo d’evirazione dell’uomo. Non pensa, signora Armeni, che fare terra bruciata di tutto, potrebbe avere un effetto contrario? Tutte le rivoluzioni del novecento hanno decretato, alla fine, la vittoria dell’opposto così aspramente combattuto.

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