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Coraggio e rischio di Nicola Zingaretti

27 Ottobre 2011 alle 19:55

E’ confortante che a sinistra ci siano, pur minoritari, persone come Nicola Zingaretti. Nel suo manifesto si nota una constatazione che potrebbe avere sviluppi (per lui stesso) rischiosi. Con il giustizialismo fiscale che monta, a imitazione di quello giudiziario (privacy “a schifio”, obbligo di dimostrare la propria innocenza, condanne indiziarie), e gli spot televisivi che girano, per scrivere che si può essere evasori per “proteggere il reddito da un prelievo eccessivo” un politico militante un certo coraggio lo deve avere. Complimenti, ma attenzione: se l’onestà intellettuale diventa un vizio inguaribile, si scivola su un piano inclinato. Già con quella constatazione il nostro è vicino ad ammettere che l’evasione è l’unico mezzo di sopravvivenza per molti (al sud soprattutto); potrebbe allora indulgere ad una analisi complessiva, e riconoscere che il fenomeno è “sistemico”, proporzionale al prelievo imposto, e dunque riducibile apprezzabilmente solo con la riduzione della causa. Di qui, rischio di crisi di coscienza, per un aspirante al governo: a questi livelli record, comunque si rimodulasse la pressione fiscale, si potrebbe davvero rimediare ai suoi effetti recessivi? Anzi, ancor più scivolando: e se la persecuzione ridistributiva di rendite e patrimoni promuovesse l’emigrazione di capitali (anche i ricchi, se fatti piangere, qualche istinto di conservazione lo tirano fuori), restringendo base imponibile e disponibilità di investimenti, ovvero dei motori che producono ricchezza? Se si indulge a questa blasfema riflessione, ci si ritrova, se non espulsi, emarginati in qualsiasi schieramento politico del Bel Paese. Comunque complimenti, e auguri di cuore al presidente Zingaretti.

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