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"Parcere victis"

22 Ottobre 2011 alle 13:00

Il boia è stato trucidato, la giustizia cosmica ha compiuto la vendetta delle vittime di quel popolo per decenni oppresso, ma non si esercita la violenza senza che sussista un po' di accondiscendenza dei perseguitati, o troppo vili o troppo ambiziosi, come sono stati tutti i maggiordomi delle cancellerie europee. Eppure l'immagine del tiranno caduto, che ha fatto il giro del mondo, è repellente per la pietas a cui siamo stati educati dalla lezione dei classici e dalla insufflazione dello Spirito Santo, venuto ad abitare nei cuori dell'Europa cristiana. Nessuno troverebbe diletto oggi allo spettacolo gladiatorio, come avveniva nella Roma pagana, perchè il cristianesimo è stato una trasformazione antropologica,che estende la sua benevolenza anche alle bestie, se è vero che esiste una società per la protezione degli animali e che il residuo di paganesimo presente nella corrida spagnola ripugna alla sensibilità dei contemporanei. Vedere-però- un uomo quantunque sanguinario scannato da un branco di lupi ululanti sulla preda appena azzannata produce ribrezzo alla coscienza cristiana, che ha fermo nella memoria la profezia virgiliana dell'impero, costituito per "parcere victis et debellare superbos". Qui i superbi sono i ribelli, non Gheddafi, a memoria di quelli che saranno i nostri nemici futuri.

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