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Ci serviva vivo

22 Ottobre 2011 alle 11:00

Dal lusso sfrenato, pacchiano e orgogliosamente ostentato, fino alla polvere, al sangue e alla morte. Dagli onori con cui lo ricevevano i leader mondiali alle ingiurie battute senza sosta dalle agenzie di informazione. Sembra un flash l’ultimo anno di vita di Muammar Gheddafi. Forse in cuor suo sapeva come sarebbe andata a finire, immaginava ogni istante di quella barbara dissoluzione. Quel giorno, infine, è arrivato. A parte l'oscena mercificazione della morte, qui l'unica cosa sensata da dire è la negazione del diritto a un giusto processo, nonché l'eliminazione preventiva di una voce della storia. “Lybian Celebrate”, titola la Cnn. Da tutto il mondo si levano gli applausi della folla, gaudente di fronte al corpo martoriato del tiranno. Evidentemente in molti si ritengono portatori di certezze assolute, supportate tra l'altro dai tacchi a spillo di Nicolas Sarkozy. E' chiaro che in una guerra(perché è di questo che parliamo) si muore, e a maggior ragione il capo, quando si gioca a "uccidi il Re nel più breve tempo possibile". Il problema è che qui si trattava di una guerra civile indotta dall'esterno e controllata dall'interno. Per cui salvare Gheddafi non solo era possibile, ma doveroso. E non per pietà verso un dittatore e un assassino, roba per buonisti prezzolati da salotto, bensì per una questione di utilità storica e politica. Ma questo cozza con la parzialità delle argomentazioni (e, senza neanche tanta malizia, con gli scopi) dei provocatori americani e francesi.

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