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Agitati prima dell'uso

21 Ottobre 2011 alle 16:00

Dovreste guardare nella Rete. Vi è un mondo intero di agitati che cerca il ruolo di agitatori, pronti a buttare all’aria tutto quanto prima di poterlo un minimo comprendere. Corro il rischio di non indignarmi. Perché il polverone della rivoluzione deve alzarsi almeno un poco, altrimenti è solo una perdita di tempo. E molti di quelli che si riversano sulla piazza romana, nei social network e in ogni luogo adatto alla sfida devono averne assai. Perché a me paiono essere gli stessi che da Genova si facevano chiamare No global, poi la sfilza di No qualcosa e lo scorso anno erano un popolo intero (viola) e l’altro ieri indignados. Sempre gli stessi. Un gran sforzo di trovare un nome buono alla causa. Pochi contenuti. Poi nel pomeriggio tutti a frignare. I Black Bloc non riesco a odiarli. Fanno la guerra. E vorrebbero vincerla. Ma sanno combattere e questo devo dargliene atto. Il resto che vuole dirsi piazza pacifica passa la vita a gridare alla rivolta, a citare in continuazione “V come Vendetta”, ad augurarsi che ci scappi il morto lassù a Palazzo Chigi. Non son cose che portano bene. E allora mi auguro che qualcuno impari qualcosa. Non certo i Black Bloc, loro hanno detto addio ad ogni riflessione. Ma almeno quelli che si son presi paura e che hanno visto che c’è qualcuno che fa sul serio. E se sono in grado di rischiare, imparino che questa è la rivoluzione. Essa porta con sé un’ombra: a vincerla non sono le anime pure, ma le mani che orrendamente sanno menare.

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