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Uno scolio giudiziario

20 Ottobre 2011 alle 12:25

Il pensiero debole è raccolto in un aforisma nietschiano che non esistono fatti ma solo interpretazioni. Trasferito ai tribunali tale pensiero tinge la giustizia del suo colore, perché l'interpretazione dei fatti è l'ufficio degli avvocati dell'accusa e della difesa non di chi sentenzia secondo verità. La sentenza non è una giudizio secondo verosimiglianza delle interpretazioni dibattute nelle udienze del tribunale, ma un sentire del giudice secondo verità, che è l'intimo convincimento di un uomo probo e illuminato dalla virtù e dalla scienza (le sue sentenze sono indiscutibili solo perché attraverso di lui parla la verità della Legge). Se la giustizia, invece, è un'ermeneutica allora non c'è scampo per gli imputati, contesi tra pm e avvocati, senza tener conto che l'eponimo degli ermeneuti è Mercurio, il primo autore di furto delle mandrie di Zeus come potrebbero diventare tutti i magistrati per le ricchezze, l'onore, la libertà dei cittadini.

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