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Il morto non scappa! Gli indignati di Roma sono già tutti morti

19 Ottobre 2011 alle 08:00

Continuo a sentire enunciati che parlano del morto che scappa, del morto che scapperà, del morto che non è scappato. Il morto non scappa, sia ben chiaro, è un modo di dire che fra tutti i modi di dire funziona ben poco. Perché i morti o ci sono o non ci sono e quando ci sono è troppo tardi e quando non ci sono come in questo caso, nel caso degli indignati, allora forse c’è ancora tempo fare qualcosa. Dico forse perché è difficile. Arresto in flagranza differita? È questa la soluzione? C’è chi inneggia ad un ritorno alle armi. Non lo so, violenza contro violenza, è sempre la solita storia. Non funziona. Quei ragazzi, quei giovani vestiti di nero (il colore della morte), sono già tutti morti, perché non hanno un pensiero. Non parlano, non dicono niente e non fanno niente. Hanno un progetto costruttivo per risolvere la loro indignazione? Niente di tutto ciò; l’espressione è la distruzione e quando è così, nemmeno Maroni può fare qualcosa, non ci sono arresti e prevenzioni, c’è solo il nichilismo che è l’assenza di pensiero. Il precario è il morto, perché assume un’identità che non è sua e non fa nulla, nessuna idea, nessun pensiero.

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