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Le scatole piene

18 Ottobre 2011 alle 16:00

Cerasa scrive: "Siamo sicuri che l’attività di repressione vera e propria sarebbe stata sposata unanimemente? Siamo sicuri che se le teste di cuoio fossero piombate dall’alto per sbattere con le manette al muro i pazzi violenti sarebbero state applaudite?" La domanda retorica mette il dito nella piaga. La piaga putrida di un'opposizione che è vigliacca in tutte le sue uscite. Anche quelle di apparente, sofferta condanna alla violenza. Quando l'opposizione non riesce, nella sede naturale del Parlamento, dove sarebbe legittimo licenziare il Governo, a realizzare la sua imbecille ossessione antiberlusconiana ma deve chiamare in soccorso la violenza di piazza, mediatica, giudiziaria, e si limita a bofonchiare con accenti compunti e ipocriti "No alla violenza", bene, non c'è rabbia sociale che tenga. La rabbia e la violenza primaria, nativa, è quella di coloro che si adoperano per sfruttare ogni protesta, comprese quelle che fomentano per disperazione politica, con l'unico fine di gettare benzina sul fuoco. Se poi il governo, prigioniero della sindrome di Stoccolma e di complessi di colpa assurdi e immotivati, non reagisce come un qualsiasi esecutivo è tenuto doverosamente a fare, per paura sciocca delle voci di quelli che protesterebbero sempre e comunque per partigianeria e pregiudizio, bene, allora togliamoci anche le mutande e porgiamo le chiappe. Occorre un coraggioso chiarimento di fondo. Evitarlo corrisponde ad un inutile accanimento terapeutico. A maggior ragione se ci sono anime belle e pavide nelle file della maggioranza. Non si può vivere, né di ricatto né di carità. A forza di "Mai dire mai", di alchimie personali e meschinerie politiche, ci siamo infilati in un tunnel senza uscita.

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