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Il ridicolo oltre la siepe

15 Ottobre 2011 alle 16:00

L’opposizione sinistra, antiberlusconiana, ha clamorosamente partorito l’ennesimo aborto politico: l’ircocervo dell’Aventino. Solo i radicali, abitualmente vilipesi e derisi, son restati in Aula rispettosi delle Istituzioni che rappresentano il popolo sovrano. L’umiliazione è cocente, se ne accorge finanche Rosy Bindi, passionaria integralista che insiste a voler cacciare i radicali dall’onorata schiera degli antiberlusconiani. Vanno alla deriva Casini e i rottami finiani, risucchiati dal malstrom che i sinistri provocano fra le strettoie del dissenso: Dioscuri (figli di Zeus-Berlusconi) legati dallo stesso destino: il nulla. Sarebbe il caso di ricordar loro la favola di Fedro: “La rana e il bue”. Inops, potentem dum vult imitari, perit. In prato quondam rana conspexit bovem et tacta invidia tantae magnitudinis rugosam inflavit pellem: tum natos suos interrogavit, an bove esset latior. Illi negarunt. Rursns intendit cutem maiore nisu et simili quaesivit modo, quis maior esset. Illi dixerunt bovem. Novissime indignata dum vult validius inflare sese, rupto iacuit corpore. Traduzione: Il debole, quando vuole imitare il potente, muore. Una volta, in un prato, una rana vide un bue e presa dall’invidia di tanta grandezza gonfiò la pelle rugosa: allora interrogò i suoi figli chiedendo se fosse più grande del bue. Essi risposero di no. Di nuovo tese la pelle con sforzo più grande e chiese se fosse più grande. Essi (i figli) risposero: il bue. Infine indignata mentre si vuole gonfiare più fortemente, giace con il corpo scoppiato.

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