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Il bluff della "crescita"

5 Ottobre 2011 alle 09:58

Un organismo, una qualunque entità vitale, cresce e si evolve fino a raggiungere uno standard di equilibrio ottimale da mantenere stabile e proporzionato alle capacità intrinseche alla sua specifica natura. Soltanto se esso scopre in sé ulteriori energie primarie originali non ancora sfruttate può ambire ad una crescita, prima non ipotizzata. Nel settore economico una collettività cresce se i suoi componenti esprimono al meglio le potenzialità naturali e se riece ad estrarre dal suo Dna ricchezze insperate . Il mondo del lavoro concorre alla crescita comunitaria se produce ricchezza attuando sistemi tecnologici integrati e finalizzati al bene comune. Se un impiegato (pubblico o privato) non produce il bene burocratico per cui viene retribuito è un parassita che inceppa il meccanismo di cui fa parte. Se un imprenditore autonomo usa le infrastrutture pubbliche per alimentare e far crescere la propria azienda e non concorre alle spese di gestione della pubblica amministrazione pagando le tasse, senza elusioni o evasioni, è un corpo estraneo nocivo per la collettività...Insomma: gridare alla mancanza di crescita economica è un flatus vocis se non si modificano le leggi del lavoro e non si ostacola la mala pianta dei parassiti ,nascosti in tutti i gangli del pubblico impiego , dei lavori subalterni , delle imprese libere e/o assistite. E' illogico e illusorio attendersi che un organismo biologico cresca a dismisura sospinto dall'illusione che qualunque desiderio supplementare debba essere soddisfatto "comunque". Dire che l'occidente sia vissuto per decenni al di sopra delle proprie capacità intrinseche significa ammettere che i desideri e le aspettative di crescita senza limiti erano illusioni deteriori e antieconomiche. Accontentiamoci di vivere secondo le nostre limitate potenzialità energetiche senza alimentare il sogno illogico e autolesionistico di raggiungere un benessere senza limiti e senza orizzonti. Come al solito, in medio stat virtus.

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